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Informazioni utili per chi cerca od offre casa
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PRIMO PIANO
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LOCAZIONI IN AFFANNO FINO AL 2010
POCHE LE CASE DISPONIBILI
URGENTE SBLOCCARE IL MERCATO
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MILANO
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L'offerta di alloggi in locazione sarà insufficiente fino al 2010. Destinate a durare le tensioni abitative in Italia.
Il mercato libero non riesce a soddisfare la domanda di case in affitto. Il mercato agevolato e pubblico è bloccato
dai noti problemi di finanza pubblica ed anzi avvia pratiche di dismissioni degli immobili possedute con ulteriore restrizione
delle unità immobiliari disponibili. Vista la ristrettezza dell'offerta i canoni di affitto resteranno alti, altissimi per alcune
categorie sociali. Nel breve periodo, prima che i paini di riconversione avviati e recupero delle aree dismesse,
siano terminati, cioè entro la fine del decennio in corso, la situazione alloggi resterà critica. Urge l'avvio di un piano
di incentivi che induca la immissione nel mercato di alloggi sfitti detenuti da piccoli proprietari. Pubblicato in questi giorni
uno studio dettagliato sulle prospettive del mercato residenziale degli affitti in Italia realizzato da Aspesi, associazione
nazionale società di promozione e sviluppo immobiliare. Nonostante l'Italia sia con la Spagna il paese europeo a maggiore
proprietà immobiliare, sono oltre l'80% del totale le famiglie che possiedono la casa in cui vivono, le compravendite
immobiliari sono in continuo aumento da anni e nello scorso anno hanno superato il record in termini numerici, che
ovviamente in termini di valore dato il notorio trend
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al rialzo dei valori immobiliari. La magre performance delle borse e le disavventure sul mercato dei bond di cui tutti parlano non
faranno altro che spingere le famiglie a continuare ad investir sul mattone ma la domanda di case in affitto non calerà per
mancanza di offerta. A cercare casa sono oltre a coloro che non possono comprare anche gli studenti e coloro che desiderano
migliorare la qualità della loro abitazione senza acquistare. Secondo Sestilio Paletti, il ricercatore autore dello studio Aspesi,
solo l'8% di coloro che fanno richiesta di abitazione sociali saranno accontentati, il restante 92% dovrà quindi rivolgersi al
mercato libero obtorto collo e sono interessati ai piani casi appena finanziati dal Governo a favore dei Comuni ma anche in
questo caso, la esiguità degli stanziamenti, 20 milioni di 3 anni, non potrà contentare tutti. Certo è che se i canoni saranno
troppo alti la maggior parte delle famiglie di queste fasce sociali dovrà selezionare gli alloggi più economici. Il rischio è quindi
che i nuovi immobili adeguati agli standard più recenti siano di difficile piazzamento sul mercato degli affitti per carenza di famiglie
che se li possono permettere e che quelli più economici non siano disponibili perché troppo degradati o comunque non disponibili
nel breve periodo. Da qui la necessità di rendere più fluido il mercato con provvedimenti che incentivino lo sblocco degli alloggi sfitti.
Paolo Trevisan
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VENTI MILIONI DI EURO AI COMUNI
AL VIA I PIANI CASA
C'E TEMPO FINO AL 2006 PER LA REALIZZAZIONE
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ROMA
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Venti milioni di euro nei prossimi tre anni per finanziare i paini casa dei comuni. Per il 2004 e il 2005 la tranche disponibile è di 5 milioni,
mentre viene raddoppiata per l'anno 2006.
I dettagli del piano per la costruzione di alloggi a prezzo calmierato saranno esposti in un decreto ministeriale di prossima emanazione.
Saranno i ministeri delle infrastrutture e dell'economia a dire l'ultima parola. Secondo il sottosegretario alle infrastrutture Ugo Martinat,
delegato al problema casa, il pallino resterà in mano ai comuni. Dovranno infatti essere i Comuni a stipulare le convenzioni con le imprese
costruttrici per la realizzazione dei complessi edilizi. La gestione delle locazioni che avverrà in base a contratti quinquennali prorogabili di
biennio in biennio saranno invece le cooperative di costruzioni o gli stessi costruttori. Sarà un decreto del presidente del consiglio a
ripartire tra le diverse regioni i fondi disponibili per ogni anno. Le regioni dovranno quindi trasferire le quote ai comuni interessati.
Ad essere protagonisti saranno i comuni ad alta tensione abitativa. La misura del canone annuo non potrà superare il 5% del valore
degli immobile locato. I destinatari di questi alloggi dovranno avere un reddito familiare superiore a quello previsto per le graduatorie di
assegnazione degli alloggi popolari pubblici ma inferiore ad un limite stabilito da ciascuna regione. L'intento è venire in contro a coloro
che sono troppo ricchi per avere diritto ad una casa popolare ma troppo poveri per potersi permettere l'acquisto di un alloggio
a prezzo di mercato. Molto interesse per la normativa è stato espresso dall'Ance, associazione dei costruttori, che sottolinea come da
decenni il Governo non avesse avviato politiche attive sulla emergenza casa. Tra i comuni invece si sta provvedendo alla quantificazione
del fabbisogno. Il comune di Milano, il comune da alta tensione abitativa maggiore in Italia, stima in 30 mila alloggi, le necessità previste
per i prossimi 10 anni. Sul fronte fiscale la normativa consentirebbe ai comuni di approvare riduzioni degli oneri di urbanizzazione,
Bucalossi, e della tassa sul costo di costruzione, nonché dal lato ICI una riduzione al minimo delle aliquote. A rendere complicata
la partita è però la ridefinizione dell'elenco dei comuni ad alta tensione abitativa. La versione dell'elenco deliberata dal CIPE,
comitato interministeriale programmazione economica del 13 novembre scorso, è ancora in attesa di pubblicazione sulla gazzetta ufficiale,
ma vede uscire centinaia di comuni ed entrarne altrettanti per ridursi a 721 su oltre 8 mila.
Paolo Trevisan
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CRACK IMMOBILIARI. LA VIA FRANCESE
LA SOLUZONE LEGISLATIVA AFFIDATA AL GOVERNO
IL SENATO AL LAVORO A TUTELA DEI RISPARMIATORI
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ROMA - Edilizia, il Parlamento rinuncia alle grandi riforme nella procedura fallimentare. Ispirato a modelli d'oltralpe la
soluzione in discussione. Si tenta di aggirare l'ostacolo agendo a livello preventivo. Preso atto della eccessiva difficoltà
ad intervenire a valle, modificando la legislazione fallimentare per tutelare l'acquirente di immobili in corso di costruzione,
i parlamentari hanno optato per la modifica delle legislazioni specifiche del settore immobiliare tentando di ridurre i numeri
del fenomeno. Alla Camera dei Deputati è già stato sviscerato il problema anche nei suoi aspetti sociali. L'ISTAT ha
certificato il oltre duecentomila le famiglie italiane coinvolte nei fallimenti dei costruttori edili negli anni 1995, 1998, gli
ultimi disponibili. La via legislativa scelta è quella della legge delega al Governo. La Camera dei Deputati ha già approvato
all'unanimità, con un solo voto contrario, il disegno di legge 2195 che fa obbligo al Governo di emanare un decreto legislativo
che obbliga il costruttore edile di stipulare fideiussione bancaria od assicurativa che garantiscano l'acquirente la restituzione
degli anticipi in caso di fallimento del costruttore, disgiungendo quindi la procedura di restituzione degli anticipi al promissario
acquirente da quella più generale fallimentare. Altro obbligo che dovrebbe riuscire a ridurre alla radice il problema è quello
previsto a carico del notaio rogante. Il rogito di acquisto del bene immobile sarebbe infatti consentito esclusivamente previa
estinzione completa della ipoteca generale iscritta sul terreno in cui è edificato l'immobile, od, in alternativa previo
frazionamento della stessa che renda l'acquirente della unità immobiliare responsabile dei mancati pagamenti del costruttore
e gli consenta di evitare la vendita all'asta fallimentare della sua unità immobiliare in caso abbia integralmente pagato il prezzo |
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pattuito. Prevista inoltre la istituzione di un fondo rotativo destinato al ristorno dei danni subiti dalle vittime dei fallimenti
immobiliari ancora aperti, o conclusi da non più di cinque anni, e di sostegno alle cooperative edilizie costitute a tutela dei
risparmiatori incappati in disavventure fallimentari del costruttore della loro casa. Il disegno di legge deve ora passare all'esame
del Senato. Resta il fatto che l'obbligo della fideiussione è utile solo se il costruttore ne ottiene una irrevocabile a prima richiesta
da parte di enti solvibili, mentre l'obbligo a carico del notaio è rilevante solo in caso di conclusione della costruzione, visto che il
rogito può avvenire solo una volta individuate fisicamente le unità immobiliari compravendute, mentre il fondo rotativo può solo
intervenire quando i guai sono già arrivati, e comunque necessiterà del tempo per poter operare. Ricordiamo comunque che al
momento anche se questo disegno di legge non è ancora legge, le innovazione proposte, ad eccezione del fondo rotativo, sono
contrattualmente istituibili tra le parti. Occhio quindi nella redazione del preliminare. Del resto la stessa Corte di Cassazione con
sentenza numero 9810 del 19 giugno 2003 ha stabilito che la scrittura privata non autenticata, e non trascritta in conservatoria
dei registri immobiliari, ai sensi dell'articolo 2914 del codice civile non è opponibile ai creditori del fallimento. Occorre quindi fare
attenzione in caso di acquisto di bene da costruire, ai tempi di cantiere alla serietà del costruttore, ed eventualmente cautelarsi
facendosi rilasciare adeguata fideiussione di copertura . Certo è che in assenza di legge che ne stabilisca l'obbligo la cosa può
rivelarsi più complicata di quanto sembri. La necessità di evitare che il mercato delle immobili da costruire ne risenta penalizzando
l'edilizia dovrebbe tuttavia spingere il Senato a velocizzare i tempi di discussione, l'ampia maggioranza raggiunta alla Camera pare
garantire clima disteso, facilità di accordo e rapida approvazione.
Paolo Trevisan
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QUANDO LA CASA DIVENTA UN INCUBO
CASTELLI DI CARTA. IL CRACK DEL PALIZZINARO.
I SOGNI INFRANTI DI MIGLIAIA DI ITALIANI
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ROMA
- Sono migliaia in Italia i risparmiatori vittime delle disavventure finanziarie dei palizzinaro. Piccoli proprietari, o meglio aspiranti tali,
sono in balia delle banche e dei costruttori. I rischi mortali dell'acquisto sulla carta. La casa disegnata sul progetto destinata a restare
un sogno, un castello di carte insicuro e instabile come quelli che costruivamo da bambini ma molto, molto più costoso. La legislazione
italiana non tutela il promissorio acquirente dell'immobile in costruzione. Il fallimento del costruttore pone le banche finanziatrici davanti
agli acquirenti delle unità immobiliari in via di realizzazione. Sono a rischio gli anticipi corrisposti in corso di costruzione. Becco e bastonato,
come Bertoldo davanti al marchese: questa è la posizione del risparmiatore che intende acquistare una casa ancora da costruire.
Il nodo cruciale è il frazionamento della ipoteca. La ipoteca non frazionata, iscritta dal costruttore sul terreno edificabile, e concessa
alla banca finanziatrice a garanzia dei finanziamenti ottenuti per la costruzione del palazzo, prevale sulle ragioni del creditore del
costruttore che a titolo di anticipo o caparra sull'acquisto delle future unità immobiliari ha corrisposto somme di denaro, prima del rogito
notarile di acquisto, e prima della conclusione dei lavori di costruzioni. Le difficoltà finanziarie del costruttore che dovessero portarlo al
fallimento nel corso della costruzione ricadranno tutti sui risparmiatori salvando le banche. La situazione giuridica attuale distingue i
crediti garantiti, quelli concessi dalla banca al costruttore fallito e garantiti dalla ipoteca sul terreno edificabile sui cui è in costruzione
il palazzo, da quelli chirografari dei futuri acquirenti che hanno corrisposto anticipi per l'acquisto di unità immobiliari che fino al termine
della costruzione sono appunto castelli di carta. Solo a conclusione dei lavori di costruzione la banca finanziatrice accetta il frazionamento
della ipoteca globale concessa sul terreno edificabile nel frattempo diventato immobili e classificato nel catasto urbano. Perché solo alla
conclusione dei lavori ed in sede di rogito notarile di vendita delle unità immobiliari realizzate il costruttore rientrerà dei costi di costruzione
e sarà in grado di onorare i prestiti ricevuti. Ma se la conclusione dei lavori di costruzione non può avvenire perché le difficoltà finanziarie
si manifestano prima l'acquirente sulla carta perde gli anticipi senza poter acquisire la casa. Infatti, il terreno edificabile con l'immobile in
corso di costruzione resta di proprietà del costruttore fallito, il curatore del fallimento lo venderà al miglior offerente per poter pagare i
debiti del fallito, ma prima degli anticipi dei risparmiatori, crediti chirografari, il curatore dovrà saldare i crediti garantiti, il mutuo concesso
dalla banca al costruttore e garantito dalla ipoteca.
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Ergo se, come probabile, i soldi raccolti con la vendita fallimentare, solitamente inferiori ai valori di mercato, basteranno appena per
pagare i crediti garantiti i promissori acquirenti non rientreranno in possesso dei loro anticipi o nella migliore delle ipotesi se li vedranno
restituiti solo in parte. Non solo. Correranno pure il rischio che l'acquirente dell'immobile in corso di costruzione termini i lavori vendendo
ad altri l'immobile. Il vecchio compromesso di acquisto sulla carta sottoscritto con il costruttore fallito sarà ovviamente stracciato e
resterà privo di ogni validità e l'acquirente della unità immobiliare dovrà acquistare nuovamente l'immobili pagando due volte la stessa casa.
In alternativa, quando possibile, ossia quando la costruzione dell'edificio sia pressoché terminata, il promissario potrà partecipare all'asta
tentando di ricomprarsi la casa che in parte aveva già pagato in concorrenza con gli operatori speculativi che presenziano alle aste
fallimentari attirati dai prezzi ribassati. La partecipazione in solitario all'asta fallimentare richiede tuttavia che l'edificio sia quasi concluso
e che sia quindi agevole poterlo vendere a parti, ma questa è la situazione in cui gli anticipi già versati saranno probabilmente maggiori.
Se la partecipazione all'asta per pezzi dell'immobile è esclusa ai promissori acquirenti non resterà che la via consortile. Occorrerà quindi
fondare una cooperativa di abitazione tra i futuri acquirenti che faccia una offerta unica al curatore fallimentare, ma la via come si può
ben immaginare, nonostante le agevolazioni riservate alla cooperative di abitazione è alquanto complessa. L'annuario ISTAT di statistiche
giudiziarie civili indica che sono stati 6091 i fallimenti nel settore della edilizia abitativa avvenuti in Italia dal 1995 al 1998. La famiglie
coinvolte sono oltre 200 mila per un buco di circa 14 miliardi di euro. I risparmiatori truffati da costruttori disinvolti hanno costituito una
associazione CONAFI, coordinamento nazionale vittime dei fallimenti immobiliari che dal 2001 tenta di dar voce al dibattito sul tema.
Problema questo che crea situazioni di grave imbarazzo, difficoltà sociali a volte notevoli e sostanzialmente frena il mercato della prima
casa in Italia allontanando il nostro paese dall'Europa. Le soluzioni comunque, al di là della informazione e della consulenza tecnica di
fronte alla emergenza, al latte versato, in sostanza, non possono prescindere da modifiche normative e delle prassi contrattuali, ma
come ben sanno gli italiani i tempi della politica non sono gli stessi dell'economia ed in attesa delle discussioni parlamentari il rischio
rimane ed il fenomeno rischia di crescere anche a fronte del boom del mattone collegato al flop di borsa.
Paolo Trevisan
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